Il Calcio….insegna che...

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E’ proprio vero, non si smette mai di imparare.

E a insegnarci la lezione più importante sono i bambini, protagonisti di storie incredibili, delle nostre vite.

In fondo siamo stati tutti bambini diceva Antoine de Saint Exupèry solo che non tutti se ne ricordano.

Questa storia che sto per raccontarvi ha per protagonista un bambino che io chiamerò fantasiosamente Ahmed.

Ahmed è di origini pakistane anche se orami ha ottenuto la cittadinanza italiana. Ha appena 10 anni.

L’ho visto per la prima volta quasi per caso in un angolo di strada chiuso al traffico in mezzo ad edifici abbandonati e crollanti.

Tra i piedi aveva un pallone di cuoio sgonfio con il quale palleggiava a meraviglia nonostante ai piedi un paio di scarpette recuperate, forse, da un cassonetto della spazzatura.

Mi avvicino incuriosito.

Lui mi guarda ha un po’ paura. Crede che io sia uno di quei tanti che lì intorno lo rimproverano e lo deridono per le sue umili condizioni.

Lo tranquillizzo, li porgo la mia mano.

Lui smette per un attimo di palleggiare e allunga verso di me la sua piccola manina.

Più in là vi è una scaletta. Ci sediamo lì.

E’ timido Ahmed, parla quasi a fatica.

Mi dice che il calcio è la sua più grande passione e il suo sogno un giorno è diventare un campione.

Vive con la famiglia in una umile casa. Il padre fa il venditore ambulante. Ha un carretto che vende occhiali, giocattoli per bambini e oggetti vari. Alcuni mesi si adattano con la luce delle candele, perché la luce è molto cara e non sempre è possibile pagarla.

Ahmed si allena ogni giorno. Percorre i 3 mila metri. La velocità non gli manca mica.

Poi con il pallone, suo instancabile amico, corre sulla spiaggia palleggiando e, forse, anche sognando.

Sognare di giocare in una squadra con altri bambini. I prezzi elevati delle scuole di calcio non gli permettono di potersi iscrivere.

Quando mi parla lui sorride. “Come è bella l’innocenza di un bambino” penso io.

Molte volte abbiamo tutto e ci lamentiamo sempre. E Ahmed così indifeso, con un pallone sgonfio ed un sorriso come se avesse tra le mani un enorme tesoro.

Immagini così belle se ne vedono di rado.

Poi l’incontro con un angelo custode. Si, perché gli angeli esistono.

Quest’angelo  è un allenatore di calcio. Lo vede giocare rimane impressionato dalla bravura di Ahmed.

E’ deciso: lo vuole in squadra.

Non importa se non può pagare la retta mensile. Il calcio è venirsi incontro, divertirsi e sognare.

Ed eccolo lì il piccolo Ahmed, con la sua maglietta a righe rossoblu. Il numero 10 sulle spalle. Quel 10 come il suo idolo Alex Del Piero.

I compagni lo cercano, lui gioca e si diverte. Cross al centro, colpo di testa. Goal. Il primo di Ahmed.

La sua gioia è grande, si fa abbracci che scambia con i compagni.

La folla che prima lo derideva ora lo esalta.

E’ ancora lontano, forse, il sogno di diventare un campione e di vestire la maglia della sua squadra preferita. Per ora Ahmed abbassa la testa, si allena, gioca e si diverte con il suo inseparabile amico tra i piedi.

Il calcio è anche questo e ci insegna che nessuno è tanto ricco o tanto povero per sognare.

 

 

Roby Contarino

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